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Il Piano di Zona di Anzio e Nettuno è gravemente ammalato
di Monica Di Noto (pubblicato sul LITORALE ottobre
2011)
Aiuto! siamo ammalati di perentite e non lo sapevamo!!!!!! Per anni ho sentito durante le riunioni per i Piani di Zona che i fondi non erano arrivati, che i fondi non c’erano, che i progetti non potevano partire…. Insomma una vera e propria frustrazione perenne per i tanti rappresentanti dell’associazionismo locale che dedicavano il proprio “tempo libero” per creare una sinergia ed una rete sociale effettiva.
Poi durante la riunione del 29 settembre con il Coordinatore dei Piani di Zona, dott. Chico, ecco illuminarsi il mio piccolo e limitato cielo sulle conoscenze della gestione pubblica.
I fondi assegnati per i Piani di Zona approvati (il nostro distretto è tra i primi posti per l’approvazione dei Piani di Zona), fin quando non arrivano in tesoreria non possono essere “impegnati” effettivamente dal distretto, anche se c’è già un mandato arrivato in bilancio (chiarissimo no?).
La ciliegina sulla torta è che se i soldi non vengono utilizzati (come se non ci sono?) per un certo lasso di tempo finiscono in un “fondo di perenzione” ovvero vengono rimessi nel pentolone per essere riassegnati.
Possibile che a nessuno altro questo appaia come un sistema distorto e licenzioso per evitare di far ritornare ai cittadini i soldi, sotto forma di servizi alle fasce più deboli, che la Regione ha comunque stanziato e messo a budget.
Dalle carte mostrateci la Regione Lazio, per i Piani 2007-2010 ha stanziato 240 milioni di euro, ne ha effettivamente assegnati 87 e non si sa, visti tutti i milioni di euro già andati in perenzione, se effettivamente erogherà i restanti 152 come promesso entro il 31 dicembre di quest’anno.
E intanto i Comuni dei nostri distretti come fanno ad andare avanti? Quanti sono i fondi che ci spettano e che ancora sono in giacenza? Chi dovrebbe recuperarli o stimolarne il pagamento prima che cadano in perenzione?
La Regione non trasmette i soldi, le Amministrazioni locali pagano le Cooperative che hanno vinto le gare d’appalto o che forniscono servizi a vario titolo in media con un ritardo di 6-7 mesi e chi ne paga le conseguenze sono i cittadini più deboli che non hanno i servizi e quelli che hanno pagato le tasse che non sanno per cosa sono utilizzati i soldi che hanno versato.
E’ sicuramente necessaria, a livello locale, una razionalizzazione dei servizi e dei costi ma è ancora più necessario che i nostri rappresentanti smettano questa imbarazzante sudditanza nei confronti della Regione e le meschine rivendicazioni tra amministrazioni ed enti locali che periodicamente “non si parlano” mentre la situazione, per noi poveri mortali, precipita a vista d’occhio.
Interessante anche il punto di vista del dott. Chico che, indubbiamente oberato di lavoro e con un organico di due persone, legge lo spaventoso vuoto di comunicazione, durato anche questo oltre sei mesi, con l’associazionismo del territorio a seguito della sospensione dei tavoli tematici, una necessità in quanto “tempo sottratto all’attività amministrativa”.
Il 15 ottobre dovrà essere presentato l’aggiornamento del Piano di Zona, primo punto all’ordine del giorno della riunione convocata il 29 settembre dal dott. Chico, e mi domando se per allora il terzo settore verrà convocato o meno per la sottoscrizione del suddetto Piano.
Come dice il proverbio a pensar male si fa peccato ma difficilmente si sbaglia e anche ai posteri l’ardua sentenza, intanto sull’onda dei successi conseguiti ultimamente da tante associazioni locali che si riuniscono in cordate e richiamano l’attenzione e l’impegno attivo dei cittadini mi sento di avanzare una proposta alternativa: la Consulta del Terzo Settore.
Forse qualche nostalgico ricorderà un Coordinamento che negli ultimi sei anni ha raccolto, con fatica ed ostinazione poche vittorie e tanti insuccessi, i tentativi pregressi, anch’essi pluriennali, di fare rete e mettere a sistema lo sfaccettato ma vivissimo associazionismo locale.
Io lo ricordo bene perché quasi sei anni fa fui eletta uno dei portavoce e da allora cerco comunque di “fare rete” e mantenere sveglia, con i canali di diffusione a mia disposizione, l’attenzione della gente comune e delle associazioni sui problemi quotidiani che ci riguardano da vicino.
Una Consulta che raccolga lo storico di tante lotte e fatiche perché il famoso Registro attivato dall’Ufficio di Piano si è dimostrato nei numeri e nelle attività un flop e perché dopo tanta fatica sono pronta a passare il testimone a chiunque sia intellettualmente e moralmente onesto ma non a buttar via anni di lavoro per la collettività svolto a stretto gomito con tutti gli esponenti del non profit di Anzio e Nettuno.
Un impegno che seppur puntualmente ignorato dalle amministrazioni e forse passato inosservato alla popolazione ha portato a dei risultati di cui noi, il famigerato Terzo Settore, rivendichiamo a questo punto il merito.
Per tenersi aggiornati e per avere maggiori informazioni sull’associazionismo locale vi ricordo la rubrica il gabbiano su www.asiru.org e la rubrica il distretto RMH6, se avete qualcosa da segnalare mandateci una mail e/o iscrivetevi alla newsletter insomma il messaggio rimane sempre quello, facciamo rete e diffondiamo le notizie, tutti insieme si può e lo abbiamo già ampiamente
dimostrato.
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