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GUIDA
AL COLLOQUIO DI SELEZIONE Relatore:
Angela Macrì
Psicologa di comunità, docente nei corsi di formazione del FSE e consulente psicopedagogico per unassociazione no profit che lavora in collaborazione con il Comune e Provincia di Roma per iniziative legate al mondo dellinfanzia, si occupa anche della selezione e formazione del personale e della progettazione e realizzazione degli interventi proposti dalla stessa associazione. Il colloquio di selezione nasce generalmente come esito del Curriculum Vitae che avete inviato. Una volta procurato il colloquio dovrete prepararvi a giocare in unora o anche meno le vostre opportunità. I colloqui servono a raccogliere le informazioni necessarie per stabilire con la massima esattezza possibile lidoneità di un candidato ad una mansione specifica: Le informazioni più comuni riguardano:
Il colloquio è il momento della verità in cui le persone sono a confronto integralmente nelle loro competenze, nella loro personalità e nello stile di relazione. E una prova imprevedibile nel suo esito: ognuno di noi osserva la realtà alla luce di schemi, opinioni e pregiudizi soprattutto su un tema così soggettivo come la valutazione delle persone: ciò che crediamo dire o manifestare e ciò che sarà percepito dal nostro interlocutore non sono necessariamente la stessa cosa. Durante il colloquio lintervistatore e il candidato ricevono unimpressione importante e durevole luno dellaltro. Il selezionatore è comunque un nostro alleato perché se noi siamo la persona che sta cercando ha terminato il suo lavoro. Nel colloquio il selezionatore e il selezionato hanno obiettivi diversi ma giocano la stessa partita Definiamo due fasi del colloquio di selezione:
Nella Fase Preliminare sarà importante:
Il colloquio ha abitualmente 4 fasi
Il warm up può durare 2/3 minuti contro i 20 dellesame, i 10 del controesame ed i 4/5 della chiusura; ma i 2/3 minuti iniziali possono influenzare enormemente il prosieguo. Nella fase di Warm up sarà importante
Nella fase dellesame del candidato le vostre competenze e la vostra personalità saranno scandagliate a fondo. Da sottolineare la necessità di prepararsi sui propri punti deboli per evitare che si finisca per essere etichettati dagli stessi. Un modo per risolvere il problema sarà quello di: a) prevedere che ci venga richiesto di parlarne b) inquadrarli in un ottica più vasta c) ammetterne serenamente la plausibilità d) dimostrare come, essendone consapevoli, abbiamo già noi stessi individuato gli antidoti ai potenziali rischi che questi handicap rappresentano. Sia nella fase di esame del candidato che di controesame sarà fondamentale non trasformare il colloquio in un interrogatorio con un selezionatore sempre più nervoso e un selezionato sempre più intimidito. Anche nella fase di esame un colloquio non ha un iter prestabilito: raccolte alcune informazioni indispensabili al selezionatore interesserà soprattutto farvi parlare per capire come ragionate, come interagite, come polemizzate, che opinione avete di voi stessi e di ciò che vi circonda, quali aspirazioni avete e come volete raggiungerle. Al contrario rispondere a ciò non significa parlare troppo. Le risposte devono essere chiare e concise, pensate prima di rispondere. Non mentite e fate domande qualora ci siano aspetti che non avete chiari. La fase di chiusura è altrettanto importante quanto quella di apertura. Qualora durante il colloquio il vostro interlocutore vi parli del trattamento economico previsto e vi chieda se avete vincoli o particolari esigenze fateli presente se questi comportano per voi una scadenza tassativa. Se lazienda assumesse un impegno orale richiedete qualcosa di scritto perché non è detto che limpegno verbale si trasformi in assunzione. Quale deve essere latteggiamento del candidato durante il colloquio? Gli atteggiamenti più consoni dovrebbero essere:
In un colloquio non sono solo le parole che contano: tutto il nostro corpo comunica e non solo quello. Il nostro interlocutore ci ascolta con la vista e il tatto. I nostri gesti, il nostro sguardo, il tono della voce confermano integrano o smentiscono le nostre affermazioni. Il modo in cui siamo vestiti, in cui salutiamo, in cui stiamo seduti può contribuire a formare il giudizio su di noi. La nostra comunicazione non verbale è molto meno controllabile di quella verbale
Per concludere vorrei mostrarvi le domande più ricorrenti in un colloquio di selezione: Che cosa sa della nostra azienda? Mi parli di lei Quali sono i suoi punti
forza? Quali sono i suoi punti deboli? Vedo che non ha alcuna esperienza in questo
settore. Dove si vede tra 3-10 anni? Perché ha scelto proprio questa azienda? Si
definirebbe più una persona di pensiero o di azione? Quali hobby pratica? Che cosa legge,
qual è lultimo libro che ha letto? Cosa le interessa maggiormente nella professione
che proponiamo? Ha mai dovuto rispettare delle scadenze? Se si mi faccia degli esempi. Mi
faccia un esempio di una decisione che ha preso e che ha portato dei vantaggi
allorganizzazione per la quale lavorava? Perché ha impiegato tanto a laurearsi?
Perché si sente la persona adatta a questa posizione? Ha effettuato viaggi
allestero? Pensa di essere in grado di dirigere unequipe?Preferisce lavorare
da solo o in gruppo? Quale dovrebbe essere il suo stipendio? Mi spieghi perché dovrei
assumerla Vuole aggiungere qualcosa alla fine del colloquio? Ha qualche domanda? Un ultimo consiglio: andate pure ai colloqui dove non vi sentite i più adatti, può comunque essere unesperienza, un modo per cominciare a mettere in pratica la teoria sui colloqui, in modo che quando si presenterà loccasione che aspettavate, non la perderete per inesperienza o incapacità di proporvi ad un colloquio |