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Intervento della dott.ssa Kanchan Bala alla giornata interculturale promossa dall’associazione Sinistra Senza Aggettivi e la comunità indiana di Lavinio il 15 maggio 2011

 

 


Io sono Kanchan Bala. Sono nata in India, lavoro come mediatrice culturale, da un pò di anni, presso il Servizio S.T.P. a Nettuno.

A 28 anni, con il mio primo figlio di 11 mesi sono arrivata in Italia per raggiungere mio marito che lavorava ad Anzio dal 1987. Sono stata fortunata perché mio marito ci aveva “spianato la strada” in quanto,lavorando presso una ditta italiana già da 6 anni, era riuscito ad allacciare rapporti di stima e di considerazione con i suoi datori di lavoro e colleghi.

Pertanto, non ho conosciuto il disagio di trovarmi sola in un paese straniero. È superfluo dire che la nostalgia per la mia famiglia nativa e per la mia India mi lacerava il cuore. Non conoscere la lingua italiana, mi sollecitava a studiare.

Due anni dopo il mio arrivo in Italia, la mia famiglia si è “arricchita” di due bambine che assorbivano tutto il mio tempo e la mia energia.
Come tutti possiamo capire, tre figli richiedono un grande impegno energetico ed economico. Cominciavano ad andare a scuola e bisognava accompagnarli in automobile.

Mio marito, impegnato tutto il giorno per il suo lavoro, mi spinse, mi invogliò a prendere la patente e così iniziò il mio contatto diretto con il mondo occidentale. Incontrare, parlare, confrontarmi, discutere, mettere a confronto la mia cultura, e il mio modo di essere con la cultura e il modo di essere delle persone italiane (in primis gli insegnanti dei miei figli) ha fatto nascere in me il bisogno di riflettere la importanza dei meccanismi della integrazione.

Il nostro è un periodo storico caratterizzato da un imponente movimento di popolazioni da un punto all’altro del pianeta. Questi movimenti, queste migrazioni di gente, hanno fatto nascere tanti sentimenti di paure, di pregiudizi, di rifiuto sia da parte dei popoli che “subiscono l’invasioni”, che da parte degli stessi immigrati, per esempio: a Nettuno hanno dato fuoco ad un indiano che dormiva in stazione, a Lampedusa i nigeriani trattati come schiavi e picchiati come animali. 

Forse è stata la mia laurea in materie letterarie a sviluppare la mia sensibilità verso tutto ciò che riguarda l’essere umano.
Forse è per questo motivo che guardo il fenomeno della immigrazione come un’occasione d’oro per l’umanità, un’occasione di confronto e quindi di arricchimento da non perdere.

Per questo ho scelto di intraprendere un percorso formativo che mi permettesse di iniziare la mia integrazione. Ho iniziato a frequentare corsi provinciali e regionali che le istituzioni italiane mettevano in atto per iniziare il faticoso cammino verso l’integrazione.

Grazie a questi corsi e a progetti promossi dalle associazioni “PONTUM” e “SOWETO” ho incontrato il dirigente responsabile sanitario Dottor Alberto Vela che da anni dirige il Servizio S.T.P di assistenza sanitaria presso l’ASL RMH6 di Nettuno.

Il servizio S.T.P svolge attività di assistenza sanitaria nei confronti di persone che vivono in condizioni di grande disagio sociale e non in regola con le norme del soggiorno previste dalla legge italiana.

Possiamo definire il servizio S.T.P come INCROCIO DI SOFFERENZA E SPERANZA perché è l’unica istituzione preposta ad accogliere le persone senza indagare la loro posizione giuridica e legale allo scopo di arginare eventuali malattie diffusive.

In questo servizio ho incontrato persone meravigliose senza pregiudizi, con grande ricchezza interiore come la dottoressa Valeria Stimilli, la signora Daria Casilli e la signora Mariana Steneva che oltre ad avermi accolto con simpatia e grande rispetto, accolgono tutti gli immigrati con uguale rispetto e considerazione.

Ricordo che anni fa lavorava con noi, nel servizio S.T.P la signora Rosa, una infermiera che diceva sempre: "… non ha senso parlare di stranieri, di emigrati, perché il mondo è casa di tutti ".

Questa frase mi pare sia la migliore sintesi del concetti di integrazione. A tutt’oggi lavoro anche nelle scuole per accompagnare, favorire l’inserimento dei bambini indiani, pakistani e dei loro genitori che ancora non parlano la lingua italiana.

Grazie a tutti voi e buona integrazione a tutti noi.