Alcune note sul change management
David Di Luca
"Change
management, tradotto letteralmente, significa gestione
del cambiamento. Ma già questo termine ha almeno due
significati. Uno si riferisce alle situazioni in cui si apportano dei
cambiamenti in modo pianificato e sistematico. Il cambiamento è interamente
deciso dall’organizzazione.
L’altro, alle situazioni in cui si reagisce a dei
cambiamenti esterni. Il cambiamento è deciso sì dall’organizzazione,
ma è influenzato da fattori esterni. Potremmo quindi distinguere tra un change management proattivo
e un change management reattivo . Detto questo,
ogni azienda che afferma di fare change
management punterà su uno o entrambi gli aspetti. E si passà
così all’operatività del change management, che
si presenta essenzialmente come un insieme di tecniche derivate da scienze
molto diverse tra loro (psicologia, economia aziendale, teoria dei sistemi
etc.), tecniche che vengono applicate poi nei modi più
svariati.
La maggior parte delle tecniche di
gestione del cambiamento si riferisce in ultima
analisi all’individuazione dei problemi (problem
finding) e alla
loro soluzione (problem solving).
Una volta individuato il problema (e possibilmente lo
stato a cui si vuole giungere alla fine), si crea un piano per risolverlo, e lo
si mette in atto. Questo significa passare da uno stato ‘A’ ad
uno stato ‘A’’, essenzialmente attraverso
tre tipi di goals: i Trasform
goals sono quelli che identificano le differenze tra
lo stato iniziale e lo stato finale. I Reduce goals, come dice anche il nome, sono orientati all’eliminazione
delle differenze tra I due stati. Gli Apply goals mettono in atto quelle operazioni che effettivamente
eliminano le differenze.
Questi tre tipi di obiettivi
rendono possibile suddividere il problema del cambiamento in sottoproblemi, e
generalmente si hanno tre tipi di sottoproblemi che sono paralleli ai tre tipi
di obiettivi. Problemi del come (how),
del che cosa (what) e del perchè
(why). Il problema del come
è evidentemente quello più centrato sui mezzi attraverso i quali
si pensa di operare il cambiamento. Il che cosa si centra su ciò
che è misurabile. Come sapremo che abbiamo avuto successo? Di quanto
aumenterà la produttività? Quanto riusciremo a
risparmiare su quel processo? Infine, i problemi del perchè sono quelli più importanti, quelli senza i quali nè il come nè il che cosa hanno significato.
Perchè dovremmo aumentare la produzione? Perchè dovremmo cambiare quel processo? Al
limite, perchè continuiamo ad esistere come
azienda?
Una volta stabiliti
i tre tipi di obiettivi, si può passare alla loro implementazione e,
naturalmente, alla costante misurazione dei loro effetti.