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"Una vita in
prestito. Come Dia comanda"
Articolo e foto di Monica Di Noto (click
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Mercoledì 13 aprile alle 18 in punto è iniziata, presso la Biblioteca Multimediale Comunale “Chris Cappel” di Anzio, la presentazione del libro del sostituto commissario della DIA dott.
Francesco Saverio Di Lorenzo “Una vita in prestito – Come DIA Comanda”. Anfitrione dell’evento l’assessore Marco Del Villano, che ha aperto l’incontro definendo il libro più che un romanzo autobiografico la biografia romanzata di un “superpoliziotto”.
Non appena l’autore ha preso la parola però è apparso subito evidente ai presenti che il dott. Di Lorenzo non si sente né superpoliziotto né eroe e che il libro che è venuto a presentarci è nato come una agenda personale dove annotare eventi di servizio e non e giustificare la prosecuzione della propria attività perché come ha detto lui “come me ce ne sono tanti di operatori … la biografia di una persona interessa solo sé stessa a meno che non sia di qualcuno che abbia segnato la storia ed io non ho inventato nulla… mi sono preoccupato ogni giorno di adempiere ad un piccolo dovere in più…. Non sono un eroe e non chiedo pietà”.
La storia di un uomo quindi che ha dedicato la sua vita al servizio di uno Stato che lo ha spesso deluso e dei cittadini con i quali si è costantemente confrontato quando prestava servizio come “poliziotto di quartiere” presso il Commissariato Colombo della Garbatella. In seguito Di Lorenzo è “transitato alla DIA” alla quale ha dato come dice il titolo del libro la sua vita in prestito, o per meglio dire in regalo, come ha suggerito il Prof. Verna, che conosce e collabora con il dott. Di Lorenzo da tanto tempo e che lo ha accompagnato in questa occasione.
Nelle parole dell’autore c’è tutto l’orgoglio, anche se pesantemente ferito, del professionista che non accetta la supremazia mediatica ed esterofila nei confronti dell’FBI, perché il genio italico si manifesta in tutto anche nella criminalità e nel “gioco delle parti” guardia contro ladro, a tanta criminosa maestria si contrappone un corpo interforze che nella DIA trova una cultura investigativa plurima di gran lunga superiore ai “superagenti” che siamo abituati a vedere in TV; infatti, argomenta Di Lorenzo, i mafiosi li abbiamo esportati noi ed Al Capone in realtà si chiamava Alessandro Capone.
Il sostituto commissario prosegue il suo intervento spiegando il fenomeno del pentitismo e dell’estrema fatica e difficoltà per il suo corretto impiego nelle indagini perché “non c’è da farsi illusioni, i collaboratori di giustizia si pentono per convenienza, sottoscrivendo un vero e proprio contratto, ma poi c’è bisogno di riscontri continui per verificarne l’affidabilità e questo si è può fare solo con la presenza di tante persone che lavorano nell’ombra e nell’anonimità, 24 h su 24, per controllare che questi signori non raccontino ca…… Io così ci ho rimesso la famiglia.”
Il libro parla di una delle mafie con più denaro e meno conosciute, l’ndrangheta, che è stata scelta dal cartello colombiano della droga per gestire il traffico europeo della cocaina. Parlando di mafie e di “lavanderie” per ripulire il denaro sporco un rappresentante territoriale dell’associazione Libera ha chiesto al sostituto commissario se per combattere le mafie sia sufficiente informare la popolazione o servano invece delle modifiche strutturali e/o sociali. Puntuale la risposta di Di Lorenzo: “ Odio dare consigli, ma dopo 37 anni di servizio ritengo che l’unica vera soluzione sia la collaborazione dei cittadini. Non ci sono zone franche comprese Anzio e Nettuno, nessuno può tirarsi fuori perché le forze dell’ordine da sole non ce la possono fare, in uno stato sano sono i cittadini onesti che devono collaborare. Nella lotta alle mafie lo scopo è debellare la cosca (nocciolo) e non il singolo che è immediatamente sostituito.”
Interviene sull’argomento l’assessore Del Villano dicendo che “la guerra tra legalità e mafie è fatta di misure e contromisure, vincerà chi terrà duro fino alla fine “ e sul punto caldo delle infiltrazioni mafiose nel nostro territorio ricorda che “ 6 anni fa è stata sciolta la giunta comunale di Nettuno ma ad oggi non c’è nessun procedimento penale. L’ONU ha messo l’Italia all’VIII posto nell’elenco dei Paesi che usano la tortura a causa delle sofferenze di chi – incappa nella giustizia.”
Alla fine dell’incontro volevo fare una domanda anch’io, ci ho pensato un po’ e poi ho chiesto: “Dott. Di Lorenzo, dopo il tempo delle stragi la mafia sembra aver rinunciato ad un attacco diretto ai difensori della legalità, secondo lei questo dipende dal fatto che i servitori dello Stato hanno imparato a fare rete, non rimanendo più pericolosamente isolati, oppure che la mafia ha trovato strategie più efficaci per neutralizzarli?” “ In prima battuta le rispondo entrambe le cose. La mafia per sua natura prospera nell’ombra. Le stragi di sangue indicano uno scombussolamento interno, la mafia spara quando è più debole. I capi storici sono stati tutti catturati e le nuove leve ragionano in maniera più produttiva e cercano di non dare spunti investigativi infiltrandosi nei territori comprando i debiti delle aziende dalle banche. Il sistema mafioso è in veloce evoluzione, ad esempio quello siciliano, scoperto grazie ai pentiti, basato sulla cupola ed i mandamenti (chi comanda in una certa zona), ciascuno con il suo gruppo di fuoco, oggi non esiste più. Sono passati dal pizzo, ai racket ed infine alle ecomafie e questo perché sono veloci, snelli e senza i vincoli che abbiamo noi forze dell’ordine che agiamo con mezzi democratici.”
A quanto pare c’è poco da stare tranquilli e non è certo il momento di abbassare la guardia. La lotta alla mafia come dice Di Lorenzo può essere vinta solo dai cittadini che con le loro attività ed azioni non lascino spazio di manovra a chi trama dietro le quinte. La ricetta è semplice solo che per portarla avanti ci vuole il lavoro costante e coerente di una vita intera, tanta fatica lontani dai riflettori e dalle facili soluzioni.
Esco dall’incontro con la musica di Ligabue che mi ritorna prepotentemente alla memoria…… una vita da mediano diceva la canzone, peccato che ai nostri giovani insegniamo che un campione è solo chi segna il goal decisivo!
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