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In
seguito alla laurea in Lettere, ho frequentato un Master nella Gestione e
Sviluppo delle RU, uno nella Selezione ed un training on the job per
Formatori. Credo profondamente nell’immenso potenziale di ogni persona e
nello sviluppo delle Competenze Trasversali. Il conflitto: veleno o medicina? Possiamo definire il conflitto come uno
scontro tra soggetti diversi (o tra due parti dello stesso soggetto),
originato da incompatibilità di scopi. A questa contraddizione di base
sono collegati i comportamenti conflittuali, l’interpretazione della
situazione e i vissuti soggettivi delle parti coinvolte. L’elemento caratteristico di ogni tipo
di conflitto è il senso di disagio e sofferenza che da esso scaturisce e
di cui bisogna prendere coscienza per poter accettare il conflitto come
parte inalienabile della vita e trovare soluzioni accettabili da tutte le
parti coinvolte. E’ bene tener conto, però, che la trasformazione del
conflitto è un processo interminabile. Una soluzione nel senso di una
formazione stabile e durevole può essere, nel migliore dei casi, una meta
temporanea. Una meta molto più significativa è l’abilità di gestire
le trasformazioni conflittuali in maniera costruttiva. A volte, quando un conflitto diventa
troppo complesso per essere gestito, può esserci bisogno di un intervento
dall’esterno, di un facilitatore che sappia innanzitutto gestire il
proprio disagio e quindi sia in grado di porsi in maniera costruttiva nel
conflitto senza farsi prendere dall’ansia o dal senso di inadeguatezza.
Il suo intervento non deve essere intrusivo: il facilitatore non giudica e
non trova soluzioni, ma verifica l’esistenza di un’area all’interno
della quale le parti in causa possono riuscire ad incontrarsi e a
dialogare autorivelandosi, mantenendo magari le loro posizioni, ma
rispettando i valori ed i bisogni dell’altro. |