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Sabina Colamarino

In seguito alla laurea in Lettere, ho frequentato un Master nella Gestione e Sviluppo delle RU, uno nella Selezione ed un training on the job per Formatori. Credo profondamente nell’immenso potenziale di ogni persona e nello sviluppo delle Competenze Trasversali.

Il conflitto: veleno o medicina?

Possiamo definire il conflitto come uno scontro tra soggetti diversi (o tra due parti dello stesso soggetto), originato da incompatibilità di scopi. A questa contraddizione di base sono collegati i comportamenti conflittuali, l’interpretazione della situazione e i vissuti soggettivi delle parti coinvolte.

L’elemento caratteristico di ogni tipo di conflitto è il senso di disagio e sofferenza che da esso scaturisce e di cui bisogna prendere coscienza per poter accettare il conflitto come parte inalienabile della vita e trovare soluzioni accettabili da tutte le parti coinvolte. E’ bene tener conto, però, che la trasformazione del conflitto è un processo interminabile. Una soluzione nel senso di una formazione stabile e durevole può essere, nel migliore dei casi, una meta temporanea. Una meta molto più significativa è l’abilità di gestire le trasformazioni conflittuali in maniera costruttiva.

A volte, quando un conflitto diventa troppo complesso per essere gestito, può esserci bisogno di un intervento dall’esterno, di un facilitatore che sappia innanzitutto gestire il proprio disagio e quindi sia in grado di porsi in maniera costruttiva nel conflitto senza farsi prendere dall’ansia o dal senso di inadeguatezza. Il suo intervento non deve essere intrusivo: il facilitatore non giudica e non trova soluzioni, ma verifica l’esistenza di un’area all’interno della quale le parti in causa possono riuscire ad incontrarsi e a dialogare autorivelandosi, mantenendo magari le loro posizioni, ma rispettando i valori ed i bisogni dell’altro.

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